"Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto."

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Edward Hopper Sole del mattino
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giovedì 28 giugno 2012

Ol’ga Sedakova "lectio magistralis"

(da La Nuova Europa, n. 1/2011)

la "lectio magistralis" della poetessa russa alla kermesse di Torino

Pubblicato da tracce online il 18/05/2011 - Che cosa «si canta» oggi? La banalità quotidiana, una finitezza senza infinito e un «trauma incancellabile». Perché si è del tutto dimenticata una cosa: l'«inizio».

Il problema dell’uomo nell’odierna cultura secolarizzata

«Cos’è mai l’uomo, perché Tu te ne ricordi?» (Salmo 8, 5)

Un'antica leggenda cinese narra che quando l’Imperatore voleva sapere come andavano le cose nel Celeste Impero, faceva venire i musicanti e chiedeva di cantare le canzoni più suonate nel paese in quel momento. In base al tono, alla melodia e all’armonia della musica si faceva un’idea molto chiara di ciò che accadeva nello Stato, e quindi di che cosa c’era da aspettarsi nell’immediato futuro. Questo sistema non aveva niente a che vedere con la divinazione o qualche forma di magia. Era più simile a una specie di perizia medica. La musica (e l’arte in generale), oltre a tutto il resto di cui si occupano, sono uno strumento diagnostico estremamente preciso, una sorta di rilevatore che scrive il cardiogramma dell’epoca. Il punto è come leggere il tracciato.

Se provassimo ad usare questo antico metodo diagnostico ci scontreremmo subito con ostacoli sconosciuti nella società pre-post­modernista. Innanzitutto, il nostro mondo attuale, diversamente dalle culture tradizionali, sembra non possedere un linguaggio simbolico della forma che sia stabile e comune a tutti, tale che una certa tonalità, una certa gamma di colori, il carattere di una linea significhino qualcosa di preciso, esprimano qualcosa (padre Pavel Florenskij aveva pensato di raccogliere e descrivere i simboli minimi di questo tipo, comuni a tutta l’umanità nel suo Symbolarium). In ogni caso, l’arte contemporanea («attuale») insiste sul fatto che non esiste alcuna simbologia universale, che tutti i sistemi simbolici sono convenzionali, che ci sono imposti (sono «repressivi») e per questo vanno sottomessi alla «decostruzione». Qualsiasi tentativo di leggere l’arte con un taglio «medico» (ossia etico, valoriale) appare assolutamente inaccettabile nella nostra epoca acculturata. E non è un caso! L’esperienza del XX secolo, con i suoi processi contro l’«arte patologica» in Germania, o il «caos invece di musica» in Unione Sovietica, ci ha insegnato ad essere più cauti. A scanso di equivoci dico che non sto condannando l’arte, di massa o sperimentale, ma cerco di cogliere ciò che comunica, cerco di leggere il cardiogramma della nostra contemporaneità. Cosa si canta nel nostro Celeste Impero.

giovedì 16 febbraio 2012

sulle tracce di ... Wislawa Szymborska

In ricordo della poetessa polacca vincitrice del Premio Nobel nel 1996 e scomparsa il 1 febbraio scorso nella sua casa di Cracovia.


Dal discorso di Wislawa Szymborska per il conferimento del Nobel 1996:
"Il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo, spaventati dalla sua immensità e dalla nostra impotenza di fronte a esso, amareggiati dalla sua indifferenza alle sofferenze individuali, qualunque cosa noi pensiamo dei suoi spazi trapassati dalle radiazioni delle stelle, qualunque cosa pensiamo di questo smisurato teatro, per cui abbiamo sì il biglietto d'ingresso, ma con una validità ridicolmente breve, limitata dalle due date categoriche, qualunque cosa ancora noi pensassimo di questo mondo – esso è stupefacente."

http://aic.onecube.biz/articoli/wislawa-szymborska


giovedì 15 dicembre 2011

il mistero del cuore umano



Ammettiamolo, siamo capaci d'odio e la vera libertà stà nello scegliere il bene di Davide Rondoni

http://www.tracce.it/detail.asp?c=1&p=1&id=25976